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UN INNAMORATO DI CRISTO

Il centenario della nascita di Don Luigi Verzè.
Era nato ad Illasi il fondatore del San Raffaele.
Alcuni ricordi legati al nostro giornale.

Il 14 marzo è ricorso il centenario della nascita di Don Luigi Verzè.

Qualche giorno prima abbiamo incontrato la dottoressa Gianna Zoppei, presidente dell’Associazione Monte Tabor, presso la tenuta di Illasi, allo scopo di ripercorrere la storia del fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano.

La dottoressa Zoppei, erede spirituale, con “I Sigilli” e con l’Associazione, della dottrina del sacerdote, ci ha illustrato il programma previsto per la celebrazione dell’evento del centenario, che è stato poi rimandato a causa della ben nota pandemia che ha sopraffatto la vita e i progetti di tutti.

Siamo consapevoli che non bastano le poche righe a disposizione per ricordare l’intensa vita di Don Luigi e per dare il giusto risalto alle sue opere.

Vorremmo soffermarci in particolare sul legame del sacerdote con il paese di Illasi, sulla sua filosofia, accennando a qualche aspetto biografico.

Alcuni componenti la nostra Redazione hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente.

Al di là della notorietà del personaggio più volte alla ribalta delle cronache sia nazionali, per fatti legati all’ospedale San Raffaele, sia locali, per il sogno che nutriva di erigere un nosocomio-centro ricerche nella nostra zona, parliamo di fortuna perché chi di noi lo ha incontrato ha sperimentato la sua singolare energia e la capacità di trasmettere con parole vibranti e sguardo penetrante l’amore per i suoi ideali.

Luigi Maria Verzè è nato ad Illasi il 14 marzo 1920 da una famiglia proprietaria di terreni agricoli e legata alla sua terra.

Questo legame alla nostra terra illasiana ha accompagnato per tutta la vita anche Don Luigi, che ha sempre desiderato, appena aveva l’occasione di liberarsi dagli impegni milanesi ed internazionali, di “rifugiarsi” sul suo Monte Tabor a contatto con la natura ed i numerosi animali dei quali amava circondarsi.

Questo amore per la sua terra lo ha portato a realizzare, sempre ad Illasi e nelle vicinanze della tenuta del Tabor, un Poliambulatorio direttamente collegato all’Ospedale San Raffaele di Milano, regalando al territorio la possibilità di beneficiare di tutti i servizi e delle eccellenze che sono note.

Dopo gli studi primari ad Illasi ed il liceo classico in seminario a Verona, Don Verzè entra nel 1939 nell’opera di Don (oggi Santo) Calabria, del quale diventa segretario personale.

Ordinato sacerdote nel 1948, celebra la prima messa nel suo paese natale. Cinquant’anni dopo anche il nostro giornale assisterà ai festeggiamenti del cinquantesimo di ordinazione sacerdotale, celebrati nella chiesa parrocchiale di Illasi, alla presenza anche del Cardinale Ersilio Tonini. In quell’occasione pubblicammo la cronaca dell’evento ed il testo integrale dell’omelia di Don Luigi. All’epoca avevamo già pubblicato altri articoli su Don Verzè: in merito all’eventualità della costruzione ad Illasi di un ospedale, o meglio, di una struttura a carattere scientifico- ospedaliero.

Il desiderio del sacerdote di erigere una struttura ospedaliera nel paese che gli diede i natali sollevò mille polemiche, che divisero i favorevoli dai contrari, gli indecisi e titubanti dai sicuri e convinti sostenitori dei vantaggi che una struttura del genere avrebbe portato nella nostra zona.

Sempre in quel periodo, inoltre, Don Luigi aveva contattato “La Piazza” per proporci di pubblicare un manoscritto, da anni dimenticato sotto la polvere, sulla “Storia della Pieve di Illasi” dello scomparso parroco illasiano Don Piero Schena, amico dello stesso Don Verzè.

Accettammo la sfida della pubblicazione, ricevendo dalle mani di Don Luigi la copia del manoscritto che era in suo possesso: ne nacque un libro, che presentammo nell’anno del Giubileo del 2000.

Ritornando alla vita del sacerdote, ricordiamo la fondazione del 1958 dell’Associazione Monte Tabor, che ha dato impulso a molteplici iniziative in Italia e nel mondo, a partire dalle Case Albergo per anziani, fino a scaturire nella fondazione dell’ospedale San Raffaele, successivamente divenuto anche sede dell’Università Vita-Salute.

Le strutture sanitarie, gli istituti di ricerca e la stessa Università sono tutti modelli di eccellenza a livello mondiale.

Hanno originato anche un pensiero e un movimento, la “Medicina-Sacerdozio”. “La Medicina è intesa come Sacro Ministero, perché sacro è l’uomo e la sua sofferenza”: sintetizza la dottoressa Zoppei, che con l’Associazione “I Sigilli” ha raccolto l’eredità spirituale del sacerdote.

“Don Verzè ha dedicato la sua vita a imparare, studiare ed agire per creare un modello di assistenza sanitaria che ha permesso il passaggio dalla cultura rassegnata del dolore e della penitenza al rispetto sacrale dell’infermo”: continua la dottoressa Zoppei. Il malato è da curarsi non in un “ospedale”, ma in un vero e proprio tempio della Medicina.

Per Don Luigi il malato va inteso come “Jesus Deus Patiens”, è Gesù che soffre e per questo è sacro. Il “Jesus Deus Patiens” è il sigillo dell’Associazione da lui fondata e che ancora oggi porta avanti la sua memoria e si adopera per il compimento dell’alta missione al servizio dell’uomo malato.

In questa prospettiva il San Raffaele di Milano, come altre opere costruite nel mondo, ha ridefinito i modi dell’accoglienza dei malati a tal punto di diventare un modello a cui tanti altri nosocomi si ispirano.

La dottoressa Zoppei definisce Don Verzè essenzialmente come un “innamorato di Cristo”, che ha trovato Gesù nella persona malata, la cui umanità viene perciò elevata a sacralità.

Questa dottrina ed il carisma di Don Luigi, nel corso degli anni, hanno varcato i confini nazionali per portare aiuto nei paesi più bisognosi della terra, nella cristiana convinzione che “Tutto è possibile a chi crede!”.

Una serie di eventi negativi ha funestato l’ultimo periodo della sua vita. A tal proposito il Vescovo di Verona Mons. Zenti ebbe a dire:

“Don Luigi ha vissuto nel crogiolo di una sofferenza acutissima che gli ha fatto sperimentare l’angoscia, mai la disperazione. Da solo un tale crogiolo, vissuto con il Crocifisso e con incondizionata fiducia nella sua Misericordia, potrebbe bastare a purificare le scorie di un’intera vita”.

Don Verzè si spegne il 31 dicembre 2011. La sua eredità più grande è una dottrina ed un pensiero teo-antropologico che esaltano il malato come “uomo immagine di Dio” e si aggiungono ad una lunga serie di opere eccellenti che non sono scomparse con lui.

 

a cura della Redazione

 

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