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TEMPO ARTICOLATO SI’, TEMPO ARTICOLATO NO?

Più che un dilemma, è il pomo della discordia per i genitori dei bambini, che nel prossimo anno scolastico frequenteranno la prima elementare. Polemiche, raccolte di firme, riunioni agguerrite per decidere se i nostri bambini dovranno andare a scuola sei mattine e un pomeriggio (come attualmente) o cinque mattine e tre pomeriggi (tempo articolato o settimana corta).

Perché accapigliarsi e non concederci il tempo per una serena riflessione? La richiesta della settimana corta nasce da un gruppo di genitori, che per legittime esigenze lavorative, deve trovare una adeguata sistemazione per i propri figli. Sicuramente si tratta di una soluzione comoda, anche se parziale, ad un problema molto importante. Ma è la soluzione migliore? Siamo proprio sicuri che per bambini di sei o sette anni sia indifferente stare a scuola quattro ore e dieci minuti oppure sette ore e venticinque minuti? Siamo proprio sinceri nel dire che le lezioni pomeridiane sono tanto proficue quanto quelle del mattino? Abbiamo pensato al fatto che obbligare le insegnanti a fare assistenza al pranzo dei bambini significa sprecare ore che potrebbero dedicare ad integrazione e supporto dell’attività didattica (vedi ore di compresenza da dedicare a gruppi di approfondimento o di sostegno)? Ci siamo chiesti seriamente cosa vogliamo dalla scuola per i nostri figli? Questi sono gli altrettanto legittimi interrogativi che si pongono i restanti genitori, tra i quali ci siamo anche noi. Tentiamo di dare una risposta. Noi chiediamo che la scuola primaria ci aiuti nel compito educativo, che consiste nell’occuparsi della crescita e della formazione globale dei nostri figli, senza prescindere dalla sua prerogativa specifica che è quella di dar loro una preparazione di base che consenta di affrontare serenamente gli ordini successivi di scuola e metta le premesse per personali approfondimenti culturali.

Nel pomeriggio, i nostri bambini potrebbero occuparsi di tante altre attività e frequentare ambienti diversi, ma altrettanto formativi e soprattutto distensivi. Non dimentichiamo: i compiti, l’attività sportiva, i corsi di musica e di danza, i giochi all’aria aperta coi fratelli e gli amici del quartiere, il gruppo scout, gli incontri di catechismo, ecc… Ma come conciliare questa proposta con gli orari di una mamma e di un papà che lavorano e che non possono avere un aiuto dai nonni? Si potrebbe prendere in considerazione l’organizzazione di un dopo scuola ben fatto, che consenta ai genitori di lavorare tranquilli, sapendo i loro figlioli in un ambiente idoneo, in cui trovano un’offerta formativa interessante, senza essere costretti a stare seduti al banco entro le quattro mura della classe, ma coinvolti in attività arricchenti e distensive (diverse dalle 27 ore di lezione che il tempo articolato attualmente può offrire).

Si tratta di un progetto sicuramente impegnativo, per il quale varrebbe la pena di impegnarsi cercando di coinvolgere anche la nostra Amministrazione Comunale, piuttosto che almanaccarsi su forzate compressioni e prolungamenti dell’orario scolastico.

Un gruppo di genitori

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