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TELELAVORO, TRA LUOGHI COMUNI E REALTÀ

a cura Amedeo Tosi

Capita sempre più spesso che il giovane utente dell’Informagiovani chieda delucidazioni sul telelavoro. Diciamo subito che dietro a questa parola sono presenti sia opportunità interessanti, sia un fenomeno che non dev’essere mitizzato e nei confronti del quale non vanno create false aspettative. C’è da sottolineare, innanzitutto, che il telework non è una professione in sé, ma solo un modo diverso di lavorare, che in Europa interessa quasi dieci milioni di persone, 700 mila delle quali italiane.

Se dovessimo dare una definizione, potremmo dire che si tratta di una forma di lavoro effettuata in un luogo distante dall’ufficio centrale o dal centro di produzione, con i quali è collegato virtualmente tramite sistemi informatici e multimediali. Il telelavoro può essere utilizzato, part-time o full-time, da lavoratori autonomi e dipendenti e può essere inquadrato contrattualmente in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, determinato o nella forma della collaborazione, sia occasionale, sia coordinata e continuativa, in relazione alle caratteristiche del rapporto stesso di lavoro.

Tre sono attualmente le facce del telework: svolto in casa, mobile o da centri-satellite. Nel primo caso il soggetto deve disporre di un computer, fax, e-mail, modem per il collegamento ad Internet e, per certe attività, anche di uno scanner. Il telelavoro da casa è una modalità di lavoro molto diffusa tra professionisti impegnati nella realizzazione di progetti che non hanno la necessità di un rapporto costante con il datore di lavoro. L’interazione con il committente può essere costante o saltuaria quando il lavoratore svolge l’attività più o meno quotidianamente ed il suo PC è collegato in rete a quelli dell’azienda. Esempio classico è il testo da tradurre o un progetto da realizzare che viene recapitato via telematica al lavoratore il quale, ad opera compiuta, invierà successivamente il file risultante dal suo lavoro.

Il telelavoro mobile può essere svolto da qualsiasi postazione, anche non fissa, tipicamente composta da un computer portatile, un fax-modem e un telefono cellulare. È un sistema usato prevalentemente da liberi professionisti, ma anche lavoratori dipendenti, che possono collegarsi con la propria sede o con clienti da qualsiasi luogo, per fare teleconferenze (se dispongono di una webcam), spedire aggiornamenti o inviare ordini e preventivi. L’ultima tipologia, da centri-satellite, è molto comune negli USA, dove si è rivelato utile dribblare i disagi del pendolarismo: il lavoratore, infatti, si sposta presso un centro attrezzato, che può essere situato in un quartiere della sua città o in una località limitrofa, ma che è sempre più vicino alla sua abitazione di quanto lo sia la struttura (azienda o ufficio) da cui dipende. Il centro può essere di proprietà dell’azienda, che lo mette a disposizione solo dei propri dipendenti, oppure di un’impresa, che lo affitta a più aziende, dove pertanto vi lavorano dipendenti di strutture diverse.

La maggior parte degli utenti che si rivolgono allo sportello Informagiovani vedono nel telework un’allettante alternativa alla routine dell’ufficio, ma occorre a nostro avviso tener presente che il telelavoro richiede determinati requisiti. Occorre, infatti, essere in possesso di un profilo spendibile nell’ambito di questa modalità operativa, che si presta all’attività di giornalisti, copywriters, consulenti, grafici pubblicitari, webmasters, webengineers, traduttori, web surfers (coloro che navigano in Internet per raccogliere specifiche informazioni su commissione).

Se da un lato alcune università si stanno attivando per organizzare corsi specifici post-laurea, dall’altro è indubbio che occorre una specifica propensione per l’uso costante di strumenti informatici.

Esistono tuttavia dei rischi potenziali, il più deleterio dei quali è quello che vede il lavoratore diventare schiavo del proprio PC, perdendo la capacità di ritagliarsi pause di distrazione e di diversificare le proprie attività. Per non parlare, poi, dei conseguenti disturbi fisici. Anche per questo sono stati siglati accordi significativi, nell’ambito di alcune grandi aziende che utilizzano telelavoratori (INPS, Telecom, Caridata…) ed il Parlamento italiano è stato tra i primi in Europa ad affrontare la questione della regolamentazione del telelavoro, sia nel settore pubblico (L. 191/98), sia in quello privato.

Concludiamo questa succinta panoramica dicendo che esiste da alcuni mesi una associazione che tutela i telelavoratori: ANLUI (Associazione Nazionale Lavoratori e Utenti Internet), i cui scopi sono enunciati nel sito www.anlui.org.

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