Home / Cultura / ALL’OMBRA DELL’ARENA LA MIGLIOR GIOVANE SCRITTRICE D’ITALIA

ALL’OMBRA DELL’ARENA LA MIGLIOR GIOVANE SCRITTRICE D’ITALIA

La scrittrice Elettra SolignaniLa ragazza veronese ha vinto l’ultima edizione del Premio Campiello Giovani. La Biblioteca Comunale di Illasi ha organizzato una serata con lei al Giardino Musicale. Nostra intervista.

È uno dei riconoscimenti letterari nazionali maggiormente ambiti. Tra i vincitori, per citarne alcuni, troviamo – così, a caso, senza voler far torto a nessuno – Primo Levi, Silone, Tobino, Sgorlon, Rigoni Stern, Arpino, Maraini, Tabucchi, De Marchi, Mazzantini… Stiamo parlando del noto Premio Campiello, della Confindustria del Veneto.

Da qualche anno è stato istituito il Campiello Giovani, rivolto agli scrittori di età compresa fra i 15 e i 22 anni, autori di un racconto a tema libero. La vincitrice dell’ultima edizione (anno 2018), come i media hanno ampiamente riportato, è una ragazza veronese: si chiama Elettra Solignani, 18 anni (ne aveva 17 quando ha presentato il suo racconto vincendo il Premio), ultimo anno del liceo scientifico Messedaglia.

La risonanza mediatica del successo ottenuto l’ha ovviamente, e giustamente, resa protagonista di numerosi eventi un pò ovunque. Il mese scorso è stata anche ad Illasi, al Giardino Musicale, ospite e protagonista di una serata organizzata dalla Biblioteca comunale nell’ambito delle iniziative per il Mese della Donna. Elettra è una ragazza minuta e dall’aspetto molto dolce. Il suo parlare, estremamente corretto ed appropriato, come del resto si conviene ad una scrittrice, rende intuibile una buona dose di determinazione, a conferma della maturità della persona.

Il suo racconto, “Con i mattoni”, selezionato, tra centinaia pervenuti, fra primi venticinque, quindi fra i primi cinque, questi ultimi pubblicati in un volume, è stato infine giudicato il migliore in assoluto, trovando così posto nell’Albo d’oro del Premio Campiello Giovani.

Del racconto, che trae ispirazione dal tema dell’anoressia e della correlata sofferenza psicologica e che si distingue per la particolare modalità narrativa, parliamo nell’articolo accanto. Soffermiamo invece l’attenzione su questa ragazza che, a 17 anni, spinta dalla passione per la scrittura e sollecitata dal professore di italiano, cui la lega un corrisposto sentimento di stima e fiducia, viene premiata come miglior giovane scrittrice a livello nazionale.

Per Elettra è un colpo molto forte. È naturale. Ha confessato che già il saper d’essere fra i venticinque preselezionati l’aveva fatta sentire in forte imbarazzo, inevitabile oggetto di giudizi, critiche, pur se positive, in ogni caso di molta attenzione. La vita di chiunque, figurarsi di un’adolescente, non può non esserne condizionata. Eppure, a vederla, sentirla parlare, sorprende l’impressione di una gestione matura degli eventi, per quanto forti ed invasivi. Poi leggi il racconto, nel quale Elettra dimostra di saper magistralmente sbrogliare in parole i grovigli interiori di una giovane adolescente in lotta anzitutto con sè stessa, e la sorpresa rientra, poichè ad una tale maturità espressiva non può che corrispondere una buona dose di maturità personale.

“La scrittura è la mia più grande passione, solo circondata da parole riesco a sentirmi completa ed essere riconosciuta proprio per questo – per il mio primo racconto, per le mie parole – mi fa sentire bene”.

È una dichiarazione, rilasciata da Elettra, sintomatica di una vocazione. L’esperienza di notorietà l’ha sicuramente, ed ovviamente, indotta a curare la proprie caratteristiche comunicative, ma in Elettra non viene mai meno la semplicità di espressione, che rimane in lei come un efficace antidoto ai facili capogiri da successo, soprattutto per una persona ancora molto giovane. Il suo professore di italiano, come s’è detto, ha avuto un ruolo determinante nello stimolarla e motivarla alla partecipazione al concorso.

“In effetti”, ammette Elettra, “egli ha creduto totalmente in me. Anche l’ambiente scolastico mi è stato vicino: dopo la vittoria i compagni di classe hanno organizzato una festa in forma di aperitivo, con i professori”. Già, la scuola: viene quasi inevitabilmente da chiedersi il perchè di una scelta liceale di indirizzo scientifico, anzichè classico, per una ragazza così dotata nella scrittura. Ma, come confessa, con un briciolo di rammarico, Elettra: “Ritengo che tredici anni siano pochi per poter prendere con sicurezza delle decisioni importanti riguardanti il futuro: si è troppo incerti e, alle volte, si ha anche un po’ paura. Amavo molto leggere e scrivere anche alle medie, ed essendo sempre stata una brava studentessa con voti positivi in discipline sia umanistiche che scientifiche, ho potuto prendere in considerazione sia il liceo classico che quello scientifico. La mia scelta finale è ricaduta su quest’ultimo soprattutto perché i luoghi comuni e le generalizzazioni relative a coloro che si diplomano al liceo classico – i quali, secondo l’opinione comune, trovano difficilmente un impiego e non hanno modo di accedere a gran parte delle facoltà universitarie non prettamente umanistiche – mi avevano un po’ spaventata. Solo adesso, con il senno di poi, riesco a capire che con l’impegno si può tentare qualsiasi strada e che quei luoghi comuni altro non erano che, effettivamente, solo luoghi comuni.”

Solignani non è un cognome del veronese..: “Il mio cognome è effettivamente rivelatore: mi sono trasferita a Verona cinque anni fa provenendo da Vignola, un paese in provincia di Modena relativamente famoso per le ciliegie, la scala a chiocciola di Jacopo Barozzi e la torta che porta il suo nome.

Elettra è diventata veronese cinque anni fa, come ci racconta: “Nel settembre 2014, quando mi sono trasferita a Verona, ho iniziato le scuole superiori e mia sorella si è iscritta al primo anno di Università: per entrambe è stato un anno di passaggio e cambiamento; considerando che mio padre lavorava a Verona già da tempo, a lui e a mia madre è sembrato il momento più opportuno per il trasferimento effettivo.”

Ed il futuro prossimo, ora che non ha più tredici anni e può scegliere con maggiore cognizione di causa personale, non presenta particolari incertezze, come si può ben intuire: “All’Università ho intenzione di studiare Lettere Moderne e infatti attendo ottobre con impazienza. Non so cosa la vita abbia in programma per me, ma so con certezza che, intraprendendo questo percorso universitario potrò dedicarmi completamente a ciò che più mi appassiona e mi soddisfa; dunque spero, nel mio futuro, di continuare ad amare quello che faccio e trovarvi soddisfazioni”.

Auguri.

 

di Luigi Verzini

Scopri questi articoli

Faber

UNA GOCCIA DI SPLENDORE…

Dalle prime canzoni, sullo stile antico del madrigale, ai concept-album. Un grande artista, che ha …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *