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ABOLIRE IL GRECO?

Mi secca – ma, badate, questo è un eufemismo perché avrei voluto usare quel verbo che, all’indicativo, fa rima con «mazzo» – mi secca, ripeto, che ci sia gente la quale vorrebbe abolire, al classico, il greco. Chiarisco che io vengo da un ceppo familiare in cui la scolarità era pressoché uguale a zero e l’unica lingua, conosciuta e parlata, era il dialetto; al punto che, quando arrivai all’asilo, dove le suore parlavano in italiano, non ci volevo più tornare perché… non capivo. Ciò non mi ha impedito, anni dopo, di imparare, dal greco antico di Tucidide, nel discorso di Pericle, cosa fosse la libertà, la democrazia e la tolleranza. E c’era, pensate, il fascismo! Ecco perché spero che il greco rimanga. Secondo me – dal punto di vista formativo – niente lo può sostituire nella scuola. Anche in quella dei computers che non tecnica, non ragione. A tacer di Omero, la filosofia, infatti, è greca come greche sono la tragedia e la lirica e metà delle nostre parole hanno radici greche. Se lo aboliamo non sapremo più da dove veniamo.

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